Waytrend ha intervistato Milo Manara a Milano, in occasione dell'incontro con gli studenti dell’Istituto Europeo di Design, dove ha raccontato “Fuga da Piranesi”, la storia a fumetti (pubblicata su Kataweb motori) realizzata dallo storico disegnatore per la presentazione della nuova Mini Cooper S. Gli abbiamo fatto qualche domanda a proposito di Internet, i fumetti e i “suoi” anni 70.
Che rapporto c’è e ci può essere fra internet e fumetti. I disegnatori dovranno fare i conti, volenti o nolenti, con la rete oppure sarà un’ integrazione naturale e senza forzature?
Credo che siano due realtà abbastanza integrabili, almeno considerato lo stato tecnico e tecnologico attuale del web. Naturalmente nel momento in cui la tecnologia si evolverà rendendo molto più veloci, per esempio, i processi di visualizzazione delle animazioni, allora credo che sarà più opportuno optare per i disegni animati piuttosto che per quelli fissi, anche se i fumetti a mio parere vengono fuori molto bene su internet. Ma la rete è soprattutto un’ottima occasione per i ragazzi che vogliono cominciare la carriera di fumettista. La maggior parte delle riviste del settore, infatti, hanno chiuso, e non solo in Italia ma anche in molte altre parti del mondo. Per questo e per il fatto che l’editoria a fumetti si è spostata soprattutto sui libri, i giovani fanno sempre più fatica a cominciare. Trovare qualcuno che sia disposto a investire su un giovane per pubblicare un libro di fumetti è veramente difficile, anche perché è un’operazione molto costosa. Una volta erano proprio le riviste a dare la possibilità di pubblicare i lavori dei giovani esordienti senza troppe spese e sotto l’ala protettiva di professionisti già affermati. Adesso è internet a dare questa possibilità fornendo occasioni di visibilità che altrimenti non si avrebbero. La vera scommessa, una volta ottenuto lo spazio per raccontare le proprie storie, resta comunque riuscire a campare di quello che si fa.
Scendendo nel tecnico che caratteristiche deve avere un fumetto disegnato per internet?
Ovviamente guardare uno schermo non è come guardare un foglio di carta. E’ decisamente più impegnativo e faticoso per gli occhi. In realtà è un discorso un po’ complesso ma in generale di posso dire che è preferibile un tratto leggero e immagini povere di particolari, sia per evitare che l’immagine diventi troppo pesante (in senso informatico n.d.r.) che per agevolare una lettura facile e rapida. Io in genere cerco di tenere una linea chiara e descrittiva. Oltretutto una striscia convenzionale si adatta male alle dimensioni dello schermo, a meno che non si voglia ingrandire ogni singola vignetta nel momento in cui la si legge. Ma se si può è meglio risparmiarsi complicazioni inutili.
Oggi sei qui per presentare la storia che hai disegnato per la promozione della nuova Mini Cooper S. E' una storia che parla di libertà e rivoluzione. Com'è cambiato il tuo approccio a queste tematiche dai tempi di “Alessio, il borghese rivoluzionario” (1979 n.d.r.) ad oggi?
In realtà sono ancora molto legato a questo tipo di contenuti. Nel mio ultimo fumetto “A rivedere le stelle” ne parlo anche se non più in maniera così esplicita. Per quanto mi riguarda fino a poco tempo fa pensavo che situazioni di scontro sociale di un certo tipo non esistessero più. Pensavo che fosse finita. Mi ero convinto che scene come quelle che ero abituato io a vivere da giovane non si potessero più ripetere. Ma mi sbagliavo. Sono rimasto molto scosso da fatti come quelli successi a Genova durante la contestazione contro il G8, nella caserma di Bolzaneto. Credevo fosse impossibile viverle in una società civile. Comunque non penso di essere molto cambiato nel mio atteggiamento…anzi, a dire il vero, in una cosa sono sicuramente diverso: se una volta credevo che tutto fosse politica, oggi penso che tutto sia cultura. Viene prima la cultura e poi la politica. Ed è soltanto attraverso la cultura che si può avere la pretesa di fare delle vere scelte politiche, di agire in modo efficace e significativo…
…vuoi dire che hai un atteggiamento più distaccato rispetto alla politica, che non ti senti più in grado di parteciparvi in modo diretto?
Beh, devo dire che le mie gambe non sono più quelle di una volta mentre quelle dei celerini sono rimaste quelle di sempre, per cui è chiaro che non posso più permettermi di andare in piazza come facevo da ragazzo. Nonostante questo, penso ancora che sia giusto scendere per strada e manifestare.
…non senti l’esigenza di partecipare almeno attraverso i tuoi disegni? Comunque stiamo vivendo un contesto sociale non proprio privo di spunti, come del resto non lo era negli anni ’70, ovviamente con differenze immense…
Certo, è un argomento che mi interessa moltissimo e ritengo sia un momento storico importantissimo di cui tengo e terrò conto nei miei fumetti. Bisogna dire però che la cosa migliore sarebbe che i giovani riuscissero a lavorare, a rielaborare le proprie storie direttamente, in prima persona. E’ quello che è riuscito a fare magistralmente negli anni 70-80 Andrea Pazienza ed è proprio per questo suo straordinario talento che ci manca così tanto. E il fatto che siano anche le generazioni più giovani a sentirne la mancanza significa che qualcuno in grado di rappresentare la realtà giovanile con la stessa profondità non è ancora nato. Io lo posso fare, e lo farò. Ma il mio rimane comunque uno sguardo di un anziano, ormai.
Ma per quanto riguarda i contenuti e i concetti di base dei nuovi movimenti di contestazione, posso dirti che sono ancora gli argomenti che mi interessano di più. Quelli degli ultimi anni sono segni positivi, anzi sono l’ultima speranza. Tolti questi non mi pare rimanga molto altro di cui compiacersi.
Milo Manara on line
Istituo Europeo di Design