In un unico spettacolo, due artisti molto differenti tra loro: il primo, Claudio Battagello, toscano, in arte Claudio Batta, famoso per il suo personaggio 'Capocenere', già visto nelle ultime edizioni di Zelig in tv -un calabrese 'similpelle', parodiato -con poca cultura e molto buon senso, che risolve le 'sue parole crociate'; il secondo, Renzo Sinacori, monologhista tradizionale che fa degli argomenti trattati e del ritmo incalzante di battute la sua forza.
Come avete cominciato?
CB: Ho iniziato come artista di strada, facevo il mimo e in questo modo ho girato l'Europa. Poi ho cominciato a studiare mimo seriamente e a fare provini per la pubblicità. Risale al 1989 la mia prima esperienza importante, in una sit com in televisione insieme a Paola Barale...la carriera non è stata proprio la stessa...poi sono casualmente arrivato in radio, per 5 anni ho lavorato a RTL 102.5 e poi per 3 anni a Radio 105. Ho partecipato a numerosi programmi di intrattenimento in qualità di caratterista (tra cui 'Crazy Club' a RTL 102.5), che si sono rivelati molto utili per la mia crescita professionale. Nel frattempo ho continuato a fare teatro, è questo il mestiere che sentivo più 'mio'. Per questo ho deciso di abbandonare la radio, e, insieme al mio co-autore mi sono messo a scrivere il testo di questo spettacolo di cabaret. Ho avuto anche qualche esperienza in pubblicità, con numerosi spot, e ho preso parte ad alcuni corto- e lungo-metraggi.
RS: Ho iniziato nell'86 facendo teatro, e ho continuato fino al '90, poi ho iniziato a fare qualche spettacolo comico, di cabaret. Nel frattempo ho avuto esperienze più impegnative, ad esempio ho recitato ne 'Il fu Mattia Pascal' di Pirandello. Nel '92 ho partecipato come barzellettiere a 'La sai l'ultima', e in questa occasione incontrai l'autore di 'Scherzi a parte' e fui scritturato per girare tutti gli episodi della trasmissione. Fu in quel periodo che iniziai a scrivere i miei primi pezzi, per partecipare alle varie 'serate' che mi venivano proposte. Era il 1994 e iniziai a fare cabaret sul serio. Ho fatto anche diversi film. Attualmente continuo a girare l'Italia come cabarettista.
Come avviene il vostro incontro con Zelig?
CB: Ho iniziato tre anni fa, entrando a far parte del 'laboratorio' di Zelig, dedicato ai nuovi comici di talento. Ho partecipato alla prima edizione della trasmissione televisiva con Simona Ventura, e in questa stagione ho fatto delle apparizioni nelle trasmissioni televisive 'Zelig for Iene' e 'Zelig Countdown', condotte da Claudio Bisio e Mr Forest.
RS: Questo è il primo anno della mia esperienza con Zelig, l'ho sempre vissuto da 'spettatore' finora.
Un'espressione, un modo di dire che vi contraddistinguono?
CB: Sicuramente il tormentone del mio personaggio 'Capocenere': 'utto bene...vaffant'ouculo'.
RS: Essendo un monologhista, porto sul palco semplicemente la vita quotidiana, con molta solidarietà nei confronti dei brutti -considerandomi anch'io parte della categoria. Non ho quindi un tormentone, non avendo un mio personaggio...non è escluso che me ne inventerò uno...
Cosa fa più presa sul pubblico? Cosa piace alla gente?
CB: C'è sempre stata una sorta di necessità di puntare su di un personaggio, su una 'maschera'. I tempi in tv sono talmente brevi che il comico deve colpire, non solo con la voce o con una caratterizzazione di un accento, ma con un abito..deve essere riconoscibile: certo, sarebbe più bello se lo spettatore fosse più attento al contenuto, ma, d'altra parte, anche quella dell'apparire è 'comunicazione'.
RS: Sono d'accordo: anche io a iniziai a fare cabaret nel '93 con un personaggio, Rocco, che faceva il 'cubista' in discoteca..una parodia dei 'tipi da discoteca', palestrati, abbronzati, dei veri 'fighi': Rocco era bruttino, magro, non riusciva mai a conquistare una ragazza...ma solo dei 'travestiti' e il suo tormentone era 'Ha ragione mio nonno, che chi nasce tondo, non può morire quadrato!'. Sono sicuro che oggi possa ancora funzionare una figura del genere...la gente in fondo ama i cliché, ama riconoscersi in un personaggio.
A chi vi ispirate?
CB: Ho dei modelli di riferimento, degli attori che apprezzo in particolare, Gaber al di sopra di tutti, Dario Fo, Paolo Rossi...tutti monologhisti. Ultimamente Albanese, che ha saputo meglio di altri caratterizzare i suoi personaggi. Ispirarsi è una parola grossa, bisogna stare attenti a non 'avvicinarsi' troppo, basta poco per assomigliare 'troppo' a qualcun altro...
RS: ..a parte Claudio Batta... il mio comico preferito rimane Totò, sono un collezionista delle sue opere. Fisicamente -ma solo in questo senso - assomiglio molto a Lando Buzzanca.
Quanto conta essere dei cabarettisti, dei comici, nella vita privata..con le donne, con gli amici?
RS: non si t....a mai!
CB: è vero non c'è mai tempo...
RS: ma io il tempo c'e l'avrei anche..
CB: E' bello essere sempre allegri. Noi comici, d'altra parte, vogliamo essere sempre al centro dell'attenzione, e nella vita privata capita di 'fare il comico' anche quando non dovresti..anche se per molti questa è una regola: scesi dal palco continuano a fare i comici, a voler far ridere...Per me, invece, ci sono anche dei giorni in cui non ho voglia di fare il comico!
Non vi sentite legati al vostro 'personaggio'?
CB: I personaggi in fondo nascono dalla vita reale, sta a noi cercare di caratterizzarli in modo innovativo, farli diventare unici...in questo senso c'è una sorta di 'contaminazione'.
RS: Io invece riesco a scindere le due 'cose': quando scendo dal palco, entro nella vita 'vera', e viceversa.
Il sesso -parte dell'immaginario collettivo e sempre più utilizzato dai media per 'fare presa' sul pubblico- entra anche nei vostri spettacoli...
CB: E' quasi un 'obbligo' parlarne..quasi ogni comico ne parla, specialmente negli ultimi anni, in cui non esiste più nessun tipo di censura, ed è inevitabile.....e siccome fa presa...
RS: Diciamocelo: è il gioco delle parti, della vita, tutto gira intorno al sesso, alla conquista dell'altra metà...