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Bergonzoni cerca la verità

Alessandro Bergonzoni è Fufyo
, uomo eletto tra migliaia e migliaia di suoi simili, a cui è stato assegnato l'arduo compito di cercare le 33 verità fondamentali dell'esistenza umana. Insieme ai suoi due guru di riferimento, Shinai e Simeone, Fufyo si reca sul Monte Ombelico per portare a compimento la missione affidatagli. Durante il suo percorso troverà quello che cercava ma incontrerà anche molta ipocrisia.

Alessandro, raccontaci un pò dello spettacolo...

Ci sono trentatre verità da ricercare e madornale è un non errore perché mi piace pensare madornale anche come qualcosa di vasto, qualcosa di largo, non necessariamente qualche cosa di sbagliato.  Forse questo largo è il viaggio per trovare trentatre verità, il problema dello spettacolo è questo: non vedere la verità, ma fare un viaggio verso la verità (che poi è la cosa più divertente e spassosa per chi la fa).

Trentatre è un numero che onomatopeicamente mi diverte, un numero assoluto e due tre vicini si fanno compagnia. Perché sono tondi, perché sono degli otto senza e poi perché le verità le ho inventate io. La morte, per esempio, può essere di tre tipi: ikebana, se si muore nel fiore degli anni; urbana, se muore una vigilessa; istantanea, se ti fanno la foto. La verità bella e buona è quella a fin di bene, se muore tua mamma così ti manca e quella a fin di male, se muori prima tu. Io nello spettacolo sono Fufyo che si pronuncia con un fischio. Un uomo fischiato che va sul Monte Ombelico accompagnato dal grande Shinai e il grande Simeone, i suoi guru.

Nei miei spettacoli la verità non ha nessuna importanza, nessuna voglia, nessun desiderio d'essere. E' semplicemente il gioco che la contorna, il viaggio che fa, la voglia di condizionare il pensiero, l'immaginazione, la voglia di trovare la fantasia pura fregandosene completamente di quello che è il bisogno reale, il bisogno politico  e di quello che è il bisogno attuale e contingente. Questo non significa che non ci sia un rapporto sociale o un rapporto civico nel pensare la fantasia. Già il fatto stesso di rifiutarsi di parlare del presente, secondo me, è una mossa estremamente veritiera.

Se volessimo fare una disanima dettagliata, all'osso e da autopsia, "Madornale 33" nasce da un bisogno, da un desiderio quasi fisiologico di andare in un tema, ma non con un motivo reale. Alle volte è anche un discorso di DNA, Da Non Assaggiare, cioè il discorso di un qualche cosa più forte di me. La voglia era quella di fare un viaggio e di entrare nell'idea dello spirituale che è in me, cioè lo spirituale del gioco, dell'impossibile e quindi è semplicemente un alibi. Non è un'esigenza di azione-reazione per rispondere a qualche cosa. Lascio ai parodistici e ai televisivi scegliere degli argomenti in base al requisito di pubblico o al requisito di necessità.

 



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