Ugo Volli, ordinario di Semiotica del testo all'Università Statale di Torino, risponde alla nostra inchiesta sulla nascita, lo sviluppo e la morte della 'parola mitica'. Come nasce una parola di tendenza? Come si evolve all'interno del linguaggio comune? Come si dissolve nell'oblio dei termini dimenticati? Quattro chiacchiere con uno 'scienziato del linguaggio' ci aiutano a fare un po' di luce sulla dimensione sfuggente delle espressioni quotidiane.
Professor Volli, ci può raccontare il ciclo evolutivo della 'parola mitica'?
Ci sono alcune parole che compaiono e scompaiono, ma non sono molto mitiche; una parola tipica di questo genere è 'tracimare', che si usò sei o sette anni fa, quando ci fu l'inondazione della Valtellina. E tutto quanto 'tracimava'. Oppure, un'altra parola del genere è 'esternare', che si usava quando c'era al governo Cossiga. Nei casi più comuni sono parole che in qualche modo vengono ripetute ossessivamente dai media, e poi si spostano un pochino, e prendono un po' di spazio. Poi raramente riescono a rimanere nell'uso: magari sono parole molto tecniche che stavano già nel dizionario, o sono parole importate, e riescono a stare nel lessico, se rispondono a qualche bisogno reale. Molte parole inglesi, per esempio. E serve a poco cercare di tradurle, perché poi quello che succede è che diventano quasi parole italiane. Nessuno pensa più che 'bar' sia una parola inglese che vuole dire 'banco'. Il nostro lessico è pieno di parole francesi o di parole spagnole. Se invece sono una pura moda, una pura suggestione o una pura imitazione di un 'tic' linguistico di qualche personaggio, durano fino a quando sono pompate dai media, e poi lentamente spariscono. Qualcuno magari continua a dirla, perché viene capito per un po', e poi lentamente se ne vanno.
Ma nasce prima l'uovo o la gallina? La parola diventa mitica perché entra nell'uso, ma come fa ad entrarci?
I due esempi che le ho fatto prima sono esempi burocratici. In alcuni posti lei trova una cosa assolutamente ridicola: per dire di non fare il bagno ci scrivono 'divieto di balneazione'. Ammetta che un comico prenda questa cosa, oppure che per qualche ragione ci sia una disgrazia, e ci sia qualcuno che continua a dire in TV "perché ha fatto la balneazione nonostante il divieto". Per un po' la gente può essere suggestionata per vari motivi, oppure può trovarlo comodo, o può pensare che si dica davvero così, oppure può semplicemente divertirsi. C'era una locuzione che aveva inventato Guzzanti due o tre di anni fa... "la prima che hai detto" o "la seconda che hai detto". C'erano due possibilità, una era gradevole, una era sgradevole, e lui diceva "la prima che hai detto". Ed erano cose che si inventò nella trasmissione della Dandini; c'era questo modo di dire che veniva continuamente riproposto. Come adesso ho sentito un mio collega due giorni fa dire "perché la casa è d'accordo". E questa era una citazione dal Grande Fratello. Queste sono locuzioni e non parole, ma il meccanismo è più o meno lo stesso: in qualche modo c'è qualcuno che ha il potere e la forza di imporlo, nel senso di ripeterlo tante volte, oppure sembra buffa, e il modo dire si impone per un po'. E poi semplicemente spesso il linguaggio ha una grande evoluzione. Anche quando il fascismo cercò di imporre il 'voi' invece del 'lei', e ci provò con molta forza e per molti anni. Per un po' ci riuscì, però la gente oggi non dice 'voi', dice 'lei'. E non per ragioni politiche, semplicemente perché c'erano delle spinte più profonde in questo senso. Il 'voi' è più un vissuto meridionale, è un po' arcaico, contadino, e quindi si continua a dire 'lei'. Ho la sensazione che con le parole funzioni in questa maniera, salvo che indichino delle cose nuove. In questo caso, spesso sono delle parole molto buffe. I pomodori, per esempio, sono stati importati dall'America; in italiano si chiamano 'pomodori', in altre lingue si chiamano 'tomate', o cose del genere. 'Pomodoro' è una parola molto ridicola, poi non sono affatto d'oro, sono rossi, e però in qualche modo è rimasta. Un nome vale l'altro, tutto sommato, e nessuno pensa più che 'pomodoro' abbia dentro quest'idea dell'oro, del giallo, o che sia prezioso. E lo stesso vale per mille cose: noi pensiamo alla 'nicotina' solo come sostanza, e invece c'è stato un signor Nicôt, che aveva a che fare con la coltivazione del tabacco, ed è rimasto il suo nome. Il linguaggio è molto inerte, e, tutto sommato, è abbastanza indifferente ai mezzi che usa; però ha una forte selezione, nel senso che tutti quanti continuamente lanciamo delle proposte, degli slogan, dei modi di dire, ma è come buttare sassi in un lago molto profondo. La maggior parte delle volte fanno un'onda, quest'onda gira un po', e poi si spegne.
Quindi la nascita di una 'parola mitica' dipende o da eventi o da personaggi forti, che hanno il potere di imporla
Questo all'inizio: è il modo in cui parte una specie di piccola moda. Dopodiché, questa piccola moda dura o non dura a seconda che si riferisca a qualche cosa che ha il bisogno pratico di un nome, qualcosa che la società ha bisogno di poter chiamare, e che non ci siano concorrenti. Per esempio, in italiano 'garage' è una parola straniera, però, ad un certo punto, hanno inventato questa cosa che ha sostituito le stalle, e l'hanno chiamata in questo modo, probabilmente perché è stata inventata in Francia. Altri nomi, come 'autorimessa', che hanno cercato di imporre, non ce l'hanno fatta. Ma non perché 'autorimessa' non fosse più comodo, perché anche 'garage' ha delle difficoltà di pronuncia, però era lì, ed è molto difficile spiantare una parola che è già lì. Questo per gli oggetti nuovi, ed è per questo che ci sono tante parole straniere e nuove nella tecnica. Infatti si dice 'mouse' e non si dice 'topolino'. Poi però le cose si neutralizzano: perdono quell'aria strana che avevano all'inizio, e diventano il nome vero di quell'oggetto.
L'Università Statale di Milano