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La violenza e la parola
La violenza e la parola è il ciclo di incontri dedicato alla nuova letteratura femminile a cura della neonata cooperativa culturale ArcArt, Architetture Artistiche e Culturali. L’iniziativa è sostenuta dalla Galleria Civica di Arte Contemporanea di Trento e dall’Opera Universitaria di Trento in occasione della mostra Il Potere delle donne, come spazio di ricerca dedicato ai giovani ad integrazione del ciclo di conferenze Discussioni e punti di vista,già inaugurato a margine dell'esposizione.
La violenza e la parola è un percorso alla scoperta della nuova letteratura femminile, che indaga il doppio rapporto fra questi due concetti: la parola come mezzo e strumento di violenza – inflitta o testimoniata – ma anche come luogo di possibile redenzione da essa. Gli incontri discutono il tema della speranza, o della sua mancanza, attraverso la letteratura femminile italiana: giovani autrici descrivono infatti piccoli o grandi scenari di prevaricazione tra esseri umani, attraverso una lettura poetica e clinica della realtà in tutta la sua complessa stratificazione.
Gli incontri si terranno presso il Centro Polifunzionale dell’Opera Universitaria, in via Prati 10 a Trento, in forma di aperitivo letterario con le autrici Evelina Santangelo (4 aprile), Ilaria Bernardini (18 aprile) e Helena Janeczek (2 maggio). Il primo appuntamento è per martedì 4 aprile alle 18.00 con Evelina Santangelo, scrittrice siciliana formatasi alla Suola Holden di Torino, che ha esordito per Einaudi con la raccolta di racconti. L’occhio cieco del mondo (2000). La Santangelo ha dimostrato di avere una scrittura capace di raccontare in pochi gesti il dramma profondo di chi è alle prese con i tradimenti della vita. La sua penna ha un modo particolare di raccontare il dolore: penetra la sofferenza, la accoglie, la fa parlare attraverso una scrittura densa e materica fatta della stessa sostanza delle ferite.
A Trento Evelina Santangelo ha incontrato il pubblico per discutere del suo ultimo romanzo Il giorno degli orsi volanti (Einaudi, 2005) la cui figura centrale è uno straniero, un immigrato, giunto da un indefinito paese dell’Est europeo in un’altrettanto indefinita terra del Sud, molto somigliante alla Sicilia. Si tratta di un personaggio in fuga da un passato fatto di affetti devastati e di visioni da incubo di un regime in stile ceauseschiano. Le condizioni di vita del protagonista sono quelle di chi conduce una vita modesta, da manovale, che si accontenta di ciò che la vita gli offre e non osa protestare, ma all'interno della propria casa garage custodisce, al riparo da occhi indiscreti, un "segreto", un sogno di riscatto.
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