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Millepiedi
Francesco Luti (Firenze 1970) è una giovane stella del mondo letterario. Redattore editoriale, giornalista pubblicista, traduttore di poesia, la sua figura eclettica si propone adesso in una nuova veste, quella di scrittore: il suo primo romanzo Millepiedi (Selezione Narrativa Polistampa 12, pp. 232, euro 12) uscirà a metà aprile, ma sta già creando intorno a sé grandi aspettative, se è vero che Antonio Tabucchi lo definisce "un garbatissimo ritratto di 'passaggio di stagione': quello dall'età giovanile all'età matura, scritto con un sottile humour che fa da perfetto contrappeso alla malinconia di cui è venato".
La storia copre circa un ventennio (1979-2001) e lambisce Firenze, il Brasile, le Marche, la Spagna. Protagonista è Giovanni Alis, appassionato di teatro, giovane desideroso di esperienze, costretto però a scontrarsi col cinismo della società. Egli prova a vincere la scommessa con la vita e con gli uomini: non perdere la propria autenticità. Lo accompagneranno nel suo viaggio gli amici, i fratelli, il nonno e la figura di Alice.
Romanzo di formazione, journal intime, "archivio di nostalgie", cronaca d'un amore. Millepiedi è però anche un saggio di stile, un catalogo di microeventi dove le emozioni sono filtrate come in poesia. L'occhio di Francesco Luti è come un mirino, capace di cogliere i più inconsueti dettagli e il suo romanzo d'esordio avvia un percorso che riserverà ancora molte sorprese. Nipote del grande italianista Giorgio Luti, fin da giovanissimo Francesco s'impegna nei lavori più disparati (fattorino, tipografo, portiere d'albergo, praticante in studio legale e altri) collaborando nel frattempo a periodici e riviste come free-lance prima e redattore in seguito. È dottore in Giurisprudenza, ma è forse la sua profonda passione per i viaggi che lo spinge a ottenere una seconda laurea in Lingue e Letterature Straniere. Trascorre gran parte dell'anno in Irlanda dove concentra la sua attività di scrittore.
È oggi il traduttore di riferimento dei maggiori poeti contemporanei di lingua spagnola e portoghese, come Montero, Bousoño, Brines, Rodríguez, per i quali ha curato e tradotto le antologie pubblicate nella «Biblioteca del Caffè» di Pagliai/Polistampa.
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